La rete che non c’è

Quattro mesi di domande alle associazioni italiane per gatti, e una scoperta che non ci aspettavamo: quasi nessuna comunica con le altre.


Un’inchiesta della nostra rete — Agosto 2026


Quando un’associazione di volontari trova un gatto ferito per strada, deve curarlo. Quando trova una colonia da tenere sotto controllo, deve sterilizzarla. Sono spese che tornano ogni mese, e quasi sempre vengono coperte con raccolte fondi, donazioni, o soldi anticipati di tasca propria dai volontari stessi. Ci siamo chiesti una cosa semplice: con così tante associazioni che affrontano esattamente gli stessi costi, esiste un minimo di coordinamento tra loro?

Per scoprirlo abbiamo contattato personalmente diverse associazioni, distanti tra loro per territorio e dimensione, e abbiamo fatto a ciascuna le stesse quattro domande. Il lavoro è durato circa quattro mesi.

Le domande che abbiamo fatto

Prima domanda: quando un’associazione scopre un veterinario disposto a lavorare pro bono, o con un listino agevolato per chi si occupa di gatti randagi, lo comunica alle altre associazioni della zona?

Seconda domanda: quando un rifugio ha temporaneamente spazio libero, lo segnala ad altre realtà che magari, nello stesso momento, sono sature e non sanno dove sistemare un nuovo gatto?

Terza domanda: le associazioni si sono mai messe d’accordo per acquistare insieme il cibo per gli animali, invece che comprarlo singolarmente — spesso online, spesso chiedendo ai singoli volontari di anticipare la spesa?

Quarta domanda: hanno mai contattato direttamente i grandi produttori di alimenti per animali, per negoziare condizioni migliori su acquisti importanti, come farebbe un qualsiasi gruppo d’acquisto?

Le risposte

Su tutte e quattro le domande, la risposta è sempre stata la stessa: no.

Nessuna banca dati condivisa di veterinari disponibili. Nessuna comunicazione sistematica sugli spazi liberi nei rifugi. Nessun acquisto collettivo di cibo. Nessun tentativo di trattare con i produttori condizioni di favore per grandi quantità.

“Ogni associazione, da sola, paga il prezzo pieno — per lo stesso cibo, le stesse cure, gli stessi bisogni degli altri”

Un veterinario, tante associazioni

Un’idea che ci ha colpito particolarmente riguarda le cure veterinarie, che restano la voce di spesa più pesante per quasi tutte le realtà che abbiamo contattato. Molte associazioni hanno una propria partita IVA e potrebbero, in linea di principio, assumere personale. Eppure nessuna delle realtà interpellate aveva mai considerato l’idea di assumere insieme ad altre un veterinario itinerante: una persona che un giorno lavora a Milano, il giorno dopo a Pordenone, stipendiata non da una singola associazione ma da un piccolo gruppo di realtà della stessa area geografica.

Il costo di un veterinario dipendente si aggira intorno ai 50.000 euro l’anno — una cifra fuori portata per una singola piccola associazione, ma potenzialmente sostenibile se divisa tra più realtà che oggi, invece, pagano singolarmente prestazioni a partita IVA, quasi sempre a un costo unitario più alto.

Perché non collaborano

Abbiamo chiesto direttamente il motivo di questa mancanza di coordinamento. Le risposte più sincere che abbiamo ricevuto convergevano su un punto solo: la paura di condividere i propri sostenitori con altre associazioni, per il timore di perdere le loro donazioni a favore di qualcun altro.

È una spiegazione comprensibile dal punto di vista di chi deve far quadrare i conti ogni mese. Ma è anche, a nostro avviso, il motivo esatto per cui tante piccole realtà restano fragili: la concorrenza tra chi dovrebbe essere alleato nello stesso obiettivo finisce per pesare più della causa comune.

Il principio opposto

È anche per questo che la nostra rete è nata con un’idea diversa alla base: condividere non come rischio, ma come forza. Un veterinario segnalato da un’altra associazione è un veterinario in più anche per noi. Uno stallo libero comunicato da chi lo sa è un gatto in meno per strada. Non abbiamo nulla da perdere nel far sapere agli altri quello che sappiamo — anzi, è esattamente per questo che esistiamo.

Ascolta invece di leggere

Versione audio dell’articolo

Per chi preferisce ascoltare, o non ha la possibilità di leggere in questo momento.