bella idea, pessimo affare
Chi dona vuole aiutare i gatti, non arricchire un rivenditore su Amazon. Ecco cosa abbiamo scoperto — prezzi gonfiati, e un meccanismo di rimborso che qualcuno potrebbe sfruttare senza che nessuno se ne accorga.
Un’inchiesta della nostra rete — Agosto 2026 · Tempo di lettura: 7 minuti
Le hai viste anche tu, di sicuro. Un’associazione, un volontario, un profilo Instagram che si occupa di gatti pubblica una lista dei desideri Amazon: cibo, lettiere, tiragraffi, cucce, medicinali. Un clic, paghi, il pacco arriva direttamente a chi lo ha richiesto. Sembra la cosa più comoda del mondo, sia per chi dona sia per chi riceve. E infatti lo è — comoda. Non è detto che sia intelligente.
Il problema che nessuno dice ad alta voce
I prodotti venduti su Amazon attraverso queste liste non arrivano da un grossista. Arrivano quasi sempre da rivenditori terzi, con margini e prezzi che non hanno nulla a che vedere con quelli di un fornitore specializzato come Zooplus, o con un acquisto all’ingrosso diretto dal produttore. Lo stesso sacco di crocchette, la stessa lettiera, lo stesso identico prodotto, su Amazon costa sistematicamente di più.
Fermati un attimo a pensarci: se il tuo obiettivo reale è aiutare più gatti possibile con le poche risorse che hai, ogni euro speso in più per lo stesso identico prodotto è un euro che non è andato a un gatto. Non è una sfumatura, è una contraddizione bella e grossa — e per chi come noi lavora di volontariato puro, senza fondi pubblici e senza margini di manovra, è un lusso che semplicemente non ci si può permettere.
Se hai poche risorse, ottimizzarle non è un dettaglio: è l’unica cosa che conta davvero.
Quello che abbiamo scoperto chiamando direttamente Amazon
Qui arriva la parte che ci ha fatto davvero preoccupare, e che abbiamo verificato di persona telefonando al servizio clienti Amazon, segnalando esplicitamente il problema.
Quando un pacco ordinato tramite una lista dei desideri viene rifiutato o rimandato indietro da chi lo riceve, Amazon non restituisce i soldi a chi ha fatto l’acquisto — il donatore. Restituisce il valore della merce a chi possiede la lista. Ce lo ha confermato direttamente l’operatore del servizio clienti a cui abbiamo parlato.
Pensaci bene: significa che chi riceve i pacchi può semplicemente rifiutarli, senza nemmeno la fatica di rivenderli, e vedersi comunque accreditato il valore in denaro. Nessuno sforzo, nessuna vendita, nessuna prova. E per una tutela della privacy che a questo punto sembra andare nella direzione sbagliata, Amazon non può nemmeno avvisare chi ha donato che il suo regalo è tornato indietro trasformato in soldi per qualcun altro.
Non è un’accusa, è un allarme
Vogliamo essere precisi qui, perché è importante: non stiamo dicendo che chi gestisce queste liste lo fa in malafede. La stragrande maggioranza, ne siamo certi, le usa esattamente come dovrebbe essere usata — per ricevere aiuto vero, per gatti veri. Quello che stiamo dicendo è un’altra cosa, ed è altrettanto seria: il meccanismo, così com’è, permette a chi volesse farlo di guadagnarci sopra senza che nessuno se ne accorga mai. Nessun controllo, nessuna trasparenza per chi dona, nessun modo per chi ha comprato di sapere se il suo regalo è davvero arrivato a destinazione o è tornato indietro trasformato in contanti per qualcun altro.
Lo abbiamo segnalato ad Amazon stesso, con la richiesta esplicita di valutare come questo possa essere sfruttato. Non spetta a noi dire se e quanto questo accada davvero — ma il fatto che sia *possibile*, senza che chi dona ne abbia mai la minima consapevolezza, è già di per sé un problema che va detto chiaro e forte.
Cosa dovresti fare invece, se vuoi davvero aiutare
Se hai la possibilità e la voglia di aiutare una rete di volontari o un’associazione, il modo più efficiente resta quasi sempre il più semplice: una donazione diretta in denaro, a chi ha già la fiducia per acquistare all’ingrosso, da fornitori con prezzi reali, nelle quantità e nei momenti in cui serve davvero. Un euro donato così vale sistematicamente di più di un euro speso su una lista Amazon — non per un’opinione, ma per pura matematica dei prezzi.
Se proprio preferisci comprare un prodotto fisico, informati prima: chiedi se chi lo riceverà ha già un fornitore di fiducia a cui rivolgersi con prezzi migliori, o dona direttamente attraverso quel canale invece che tramite Amazon.
Noi, da parte nostra, continueremo a chiedere ottimizzazione delle risorse a chiunque lavori con noi — e a segnalare pubblicamente, con la stessa franchezza di questo articolo, ogni pratica che rischia di sottrarre anche un solo euro ai gatti che dovrebbero essere l’unico vero motivo per cui tutto questo esiste.

